
Bob Dylan ci ha insegnato a vivere liberi
aprile 12, 2009 · Stampa questo Articolo
Erri De Luca è uno scrittore napoletano di 58 anni, che da qualche giorno ha messo nelle librerie il suo nuovo romano “Il giorno prima della felicità” e che in un intervento sul Corriere della Sera racconta la sua visione di Bob Dylan, il cantautore e poeta statunitense che mercoledì prossimo inaugura il tour italiano.
“Bob Dylan lo odi così tanto che finisci per amarlo - spiega De Luca - In una Napoli sonnecchiosa era quello che tutti noi aspettavamo, diceva quello che volevamo sentirci dire. Le poesie di Kerouac non bastavano più, cercavamo una lingua nuova, più coraggiosa, più al passo con i tempi. Fu Dylan a darcela.”
“Con la musica. Quella libertà che potevi cantare a squarciagola, braccia levate, aperte. Lui mi ha insegnato ad andare “là fuori”, a trovare un mio alfabeto. Fu Dylan ad insegnarci che dovevamo essere un gruppo, che potevamo condividere ideali e progetti. Fu il glutine di una generazione che si scopriva “giovane” e che dalla gioventù traeva forza; contro la guerra, intonando “Blowin’ in the wind”, contro le convenzioni, con ” Mr. Tambourine Man”.
“Come fai a mettere in discussione uno che ha inventato una certa idea di libertà? Uno che ha reinventato la poesia e che ti ha insegnato ad uscire di casa? Certo, c’è chi arriva a odiarlo per alcuni atteggiamenti ma fu anche questa corrosività spinta ai limiti che ci insegnò a vivere la politica, a riscrivere le regole, a pensare in modo autonomo.”
“A suo modo Bob Dylan disegnò una nuova mappa dei sentimenti in cui l’amicizia aveva un ruolo di primissimo piano. Riscrisse le regole del “gruppo” e il gruppo ne uscì più forte. Ecco perchè oggi possiamo anche detestare la sua boria, possiamo anche maledirlo per la sua tracotanza, ma penso che senza di lui la mia generazione sarebbe un po’ più povera.”
(Corriere della Sera)
Chisciotte e gli invincibili - dall'omonimo libro e spettacolo teatrale con : Gianmaria Testa & Erri de Luca, Paolini ecc.
http://www.youtube.com/watch?v=BzkNf7yo31E&hl=fr
http://www.youtube.com/watch?v=qXocGtFabok&hl=fr
Erri De Luca «Ci ha insegnato la libertà senza di lui saremmo più poveri»
«Lo odi così tanto che finisci per amarlo». Indiscutibilmente: Erri De Luca, 58 anni, non sente ragioni. Lui era un ragazzo inesploso, in cerca di un' intonazione quando, in una Napoli sonnacchiosa, ascoltò Dylan che cantava: «Non sono quello che tu vuoi». «Era quello che noi tutti aspettavamo - racconta lo scrittore, che ha da poco mandato in libreria il nuovo romanzo, «Il giorno prima della felicità» -, quello che volevamo sentirci dire. Perché la poesia di Kerouac non bastava più. Cercavamo una lingua nuova, più coraggiosa, più al passo con i tempi. Fu Dylan a darcela». Con la musica. Quella libertà che potevi cantare a tutta gola, braccia aperte, in un inglese che univa Napoli, San Francisco e Parigi. «Lui mi ha insegnato ad "andare là fuori", a trovare un mio alfabeto - continua De Luca -. Fu lui a insegnarci che dovevamo essere un gruppo, che potevamo condividere ideali, progetti». Fu il glutine di una generazione che si scopriva «giovane». E che dalla gioventù traeva forza: contro la guerra, intonando «Blowin' in the Wind»; contro le convenzioni, come in quell' inno alla trasgressione che è «Mr. Tambourine Man». «Come fai a mettere in discussione uno che ha inventato una certa idea di libertà? - si chiede oggi lo scrittore -, uno che ha re-inventato la poesia e che ti ha insegnato a uscire di casa?». E anche quella sua assoluta indipendenza dalle convenzioni artistiche, dal galateo discografico, per De Luca è un incentivo ad andare ai suoi concerti: «Certo, c' è chi arriva ad odiarlo per alcuni atteggiamenti - spiega - ma fu anche questa corrosività spinta ai limiti che ci insegnò a vivere la politica, a riscrivere le regole, a pensare autonomamente». Dylan, a suo modo, disegnò una nuova mappa dei sentimenti in cui l' amicizia aveva un ruolo di primissimo piano («è per me e per i miei amici / che le mie canzoni sono cantate», diceva in «Restless Farewell»). Riscrisse le regole del «gruppo» e il gruppo ne uscì più forte. «Ecco perché oggi - conclude De Luca - puoi anche detestare la sua boria, puoi anche maledirlo per la tracotanza. Ma penso che, senza di lui, la mia generazione sarebbe un pò più povera». (r.sco.)
Scorranese Roberta
Corriere della Sera, 04-09
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